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Frodi in
Internet
Il
trojan della polizia di stato
(26/03/2012)
Il trojan
della polizia di stato.
Tutti siamo stati infettati da un virus
navigando in internet, nonostante magari si
abbia installato qualche programma anti virus.
Su internet esistono molti tipi di virus, ognuno
con un diverso scopo. Qualcuno più pericoloso
qualcun altro un po’ meno, i virus sono l’incubo
del popolo del web. Malware, trojan, rootkit,
keylogger e chi più ne ha, più ne metta.
L’ultima trovata è davvero geniale per i suoi
creatori.

Il suo nome
è Trojan.Win32.Fakepolice. A, più conosciuto
come “il virus della polizia di stato”.
Il virus si presenta all’avvio del pc con una
schermata che occupa l’intero schermo e che non
permette di fare altro. In sintesi, il virus,
sotto false sembianze della polizia di stato, chiede
il pagamento di 100 euro per sbloccare il nostro
pc.
Il motivo?
Nel nostro computer c’è del materiale
pedopornografico, o abbiamo visitato di recente
siti pedopornografici. Verrebbe da ridere
alla sola lettura di questa pagina. Ovviamente
il virus non è stato creato dalla polizia di
stato , bensì da un gruppo di hacker che hanno
cercato di truffare persone sotto le spoglie
della polizia. Mi raccomando ragazzi state
attenti e non pagate nessuno!
Su
Internet proliferano sempre di più
negozi
online
che permettono di acquistare i prodotti più svariati e di riceverli
a casa in pochi giorni pagando con carta di credito.
Quasi tutte le banche, inoltre, permettono al giorno d’oggi di
consultare il proprio
conto
corrente online
e di fare transizioni di denaro con pochi clic. Contemporaneamente
si è moltiplicato a dismisura il numero dei truffatori online, che
cercano di entrare nei siti Internet delle banche per rubare i
nostri dati e i nostri soldi o di creare negozi fantasma.
Per rubare i nostri
soldi, i truffatori devono prima sottrarci la coppia user-name e
password che usiamo per identificarci nel sito Internet della nostra
banca.
Dopo averli ottenuti, entrano nel sito Internet della banca con i
nostri dati e trasferiscono i nostri soldi su altri conti correnti,
per lo più esteri.
Per sottrarci i nostri dati, i truffatori ci inviano delle e-mail
truffaldine, come quella visibile in figura 1, dette
e-mail di phishing, spacciandosi per la nostra
banca.
In queste e-mail cercano di convincerci a cliccare sul link del sito
indicato nell’e-mail. Per farlo, possono dirci che esistono dei
problemi sul nostro conto e che sarà cancellato se non clicchiamo
sul link indicato. Altre e-mail truffaldine sono più subdole, in
quanto affermano di voler premiare la nostra fedeltà, regalandoci
dei soldi. Per riceverli sul nostro conto, al solito, bisogna fare
clic sul sito indicato.
Esempio:

Figura 1: una
e-mail di phishing che si spaccia per Poste Italiane
Per convincerci che il
messaggio è autentico, le e-mail di phishing hanno la stessa
impostazione grafica di quelle originali della nostra banca e
falsificano il mittente dell’e-mail inserendo il nome della banca.
In Mozilla Thunderbird, Microsoft Outlook o il programma di posta
elettronica che usate, segnalate le e-mail di phishing come
pubblicità indesiderata (spam), in modo che siano bloccate in
futuro.
Un gemello
ingannatorio
Se
clicchiamo sul link indicato nell’e-mail, si apre un sito Web,
simile a quello visibile in figura 2, che assomiglia
graficamente a quello reale della nostra banca. L’unica differenza è
che se inseriamo i dati per accedere al nostro conto corrente per
risolvere ipotetici problemi di sicurezza o intascare il presunto
premio di fedeltà, la password arriverà al truffatore.

Figura 2: una
sito truffaldino che si spaccia per Poste Italiane
Dietro c’è il trucco
Le
e-mail di phishing sono facilmente riconoscibili in quanto vengono
inviate, come accade per lo spam, a migliaia di indirizzi e-mail
raccolti per la Rete. Per questo motivo, non è raro ricevere e-mail
di banche di cui non si è nemmeno clienti.
Le
e-mail di phishing sono impersonali
e prive di riferimenti individuali, come quella visibile in
figura 3: sono assenti il nostro nome o cognome, a differenza
delle maggior parte delle e-mail ufficiali.

Figura 3:
l’utente viene salutato solo come “Gentile cliente”
*** La maggior parte
di esse, ma non tutte, sono inoltre scritte in un
italiano
maccheronico
e con frequenti errori
di grammatica. Per truffare il malcapitato, le e-mail dei truffatori
citano un sito Internet simile o apparentemente uguale a quello
originale. In questo senso, per confondere e ingannare l’utente,
possono fare ricorso alle falle dei browser e dei programmi di posta
elettronica. Nella barra di stato, come visibile in figura 4,
viene così mostrato l’indirizzo del sito Web della nostra banca, ma
cliccando su di esso viene aperto il sito del truffatore.

Dato che le falle scoperte nei browser e nei programmi di posta
elettronica vengono corrette molto rapidamente, un’altra tecnica
usata dai truffatori è quella di registrare un sito Internet simile
a quello originale. Questo è ciò che è successo a UniCredit Banca,
quando dei truffatori hanno registrato il sito Internet
www.unicreditsbanca.com.
La differenza, non evidente a tutti a prima vista, è una
" s "
di più fra i termini
unicredit
e
banca.
Il sito vero è, infatti,
www.unicreditbanca.com.
I truffatori hanno inviato e-mail truffaldine a migliaia di persone
motivando problemi di sicurezza e invitando ad aprire il sito
Internet truffaldino.
Il problema
delle truffe online, o phishing, è strettamente legato alla
diffusione dei worm: per evitare di farsi rintracciare, i truffatori
incaricano dell’invio delle e-mail truffaldine i computer infettati
dai loro virus.
In questi ultimi
giorni stanno circolando questo tipo di e-mail:

Figura 4:
un'altra e-mail di phishing che si spaccia per Poste Italiane
4 regole per vendere
sicuro su Internet
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